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La donna e il lavoro: quando si tratta di discriminazione?

Le discriminazioni di genere si possono trovare non solo negli annunci di lavoro come avevamo già visto, ma anche a livello occupazionale. Il termine ‘discriminazioni’ contiene molteplici accezioni nel contesto lavorativo e oggi vediamo quelle legate alla differenza tra uomo e donna

Discriminazione occupazionale

Si parla di ‘discriminazione occupazionale’ quando a parità di altre condizioni oggettive, la presenza numerica delle donne nelle occupazioni disponibili in un certo contesto è inferiore a quella maschile. Questo tipo di discriminazione non è trasversale a tutti i lavori come spesso si sente dire, ma è peculiare di alcuni contesti: ad esempio nel settore delle costruzioni e dei trasporti vi è una presenza femminile attorno al 20% (quindi in questo caso si tratta di massima discriminazione occupazionele), mentre in settori come quello sanitario o dei servizi le donne arrivano fino al 70% degli occupati totali (grado di discriminazione minimo).

Discriminazione orizzontale

Si parla di discriminazione orizzontale quando all’interno dell’organizzazione vengono assegnati i ruoli in funzione del genere: ad esempio nel reparto marketing una donna mentre in quello di finanziario un uomo. Questa ‘scelta’ aziendale si esprime già a partire dagli annunci di lavoro, in cui spesso è  specificato il sesso richiesto dal candidato. A differenza della discriminazione occupazionale, in quella orizzontale si parla di differenziazione che avviene all’interno di un’organizzazione a prescindere dal settore a cui appartiene: non è quindi una questione legata al mercato a cui si propone l’azienda, ma una scelta strutturale della stessa.

 tipologie di differenze uomo donna occupazione

Discriminazione verticale

Si riferisce agli ostacoli incontrati nell’ascesa gerarchica all’interno delle organizzazioni, testimoniati dalla presenza di solo il 15% di donne sul totale dei dirigenti (dati 2014 tratti da Manageritalia). Questo dato è in crescita rispetto al 2012 (in cui la percentuale era del 12,5%) ma rimane comunque ben lontano da quello maschile.

Svantaggio retributivo

Si intende la differenza in termini di trattamento economico tra uomini e donne a parità di mansioni svolte e di collocazione gerarchica. In Italia, i dati della ‘Giornata europea per la parità retributiva‘ del 2014 parlano del 20% in meno percepito dalle donne verso i colleghi maschi. Una differenza che non trova giustificazione a livello contrattuale e che dunque si può imputare solamente al genere della persona che lo ricopre.

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Leggere questi dati mortifica una volta di più gli slogan sulla parità di genere, tanto utilizzati dalle diverse parti sociali quanto pronti a rivelarsi inconsistenti di fronte ai numeri.

La sfida e la speranza sono che la crescita della presenza femminile nel lavoro (in termini di numerosità e di tipologie di ruoli ricoperti) continui come già sta accedendo anche se, così come per ogni voluzione culturale, con tempi molto, probabilmente troppo, lunghi (la crescita osservata finora è di pochissimi punti percentuali l’anno).

Stipendio: quanto posso chiedere?

La retribuzione è sempre un tema molto delicato per un candidato e può capitare di parlarne già dal primo colloquio di selezione. Alcuni potenziali datori di lavoro esplicitano nel primo appuntamento quali saranno i tempi dei pagamenti e la somma, quanti giorni di ferie spettano e le modalità per richiedere i permessi. Queste informazioni non vengono però fornite nello stesso modo da tutte le aziende: qualcuno li dà per scontati, altri (la maggior parte) non affrontano questo tema fino all’ultimo colloquio per vedere se sei motivato a proseguire la selezione per il lavoro in sé o per ragioni unicamente economiche. In questi casi, come candidato, devi sempre farti trovare pronto e avere un’idea di quale può essere la retribuzione che ti spetterebbe per quel ruolo e le normative che lo regolamentano. In questo modo puoi valutare il tipo di offerta anche in funzione di queste informazioni.

Come fare?

Per avere dei riferimenti con cui confrontarti ci sono i ‘Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro’, conosciuti anche come ‘CCNL’. Sono accordi di primo livello presi da sindacati e rappresentanti dei datori di lavoro che hanno lo scopo di regolamentare a livello nazionale i rapporti di lavoro tra un’azienda e i propri dipendenti. In questi accordi è indicato anche il minimo di stipendio che spetta a un determinato ruolo e questo può essere modificato solo in termini migliorativi nel momento dell’assunzione (quindi sotto la cifra indicata non si può andare, nel caso potrebbero offrirti qualcosa in più).

quanto posso guadagnare

Illustrazione di Carla Ferraresi

E’ utile consultare il CCNL del proprio ruolo?

E’ assolutamente utile prima di affrontare qualsiasi colloquio di lavoro per non farti cogliere impreparato su questioni fondamentali in merito alla tua assunzione. Oltre ad essere un diritto quello di percepire la retribuzione minima indicata è anche un dovere del lavoratore essere informato sulle condizioni che regolamentano il suo lavoro da dipendente.

Quando il CCNL non è utile?

I limiti dei CCNL si incontrano ogni volta che vengono coinvolti contratti ‘atipici’ e le varie forme di collaborazione occasionale che oggi costituiscono buona parte del mercato del lavoro. In particolare si è assistito a una crescita esponenziale di partite IVA aperte da giovani che lavorano come ‘esterni’ per un’azienda e in questo caso non ci sono CCNL che definiscano le cifre dei contratti. Per avere un’idea precisa delle entrate può essere molto utile consultare l’albo professionale di riferimento (quando possibile) o cercare un riscontro tra “colleghi” nelle stesse condizioni oltre che, ovviamente, rivolgersi a un consulente del lavoro.

Incentivi per assunzioni agli over 50

Abbiamo visto insieme quali sono gli incentivi stanziati per favorire l’assunzione dei giovani e delle donne. È arrivato il turno degli over 50, categorie di persone che spesso fatica a trovare un posto di lavoro a causa, paradossalmente, della lunga e specializzata carriera che ha percorso. Per agevolare il reinserimento lavorativo dei “lavoratori di età pari o superiore a 50 anni disoccupati da oltre 12 mesi” (L. 92/2012) sono stati stanziati i seguenti incentivi riferiti al L.92/2012 art. 4 c.8-12 (Legge Fornero); Circolare INPS 111/2013; Circolare MLPS 34/2013..

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Benefici contributivi:

– per le assunzioni a tempo determinato: riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per la durata di 12 mesi;

– per le assunzioni a tempo indeterminato: riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per la durata di 18 mesi.

In caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, la riduzione dei contributi si prolunga fino al 18° mese dalla data di assunzione.

Quando viene escluso l’incentivo?

– quando l’assunzione è effettuata in sostituzione di lavoratori dipendenti dalla stessa impresa licenziati per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale o sospesi, nei 6 mesi precedenti. Tale divieto non si applica trascorsi 6 mesi dal licenziamento o dalla sospensione;

– se l’assunzione costituisce attuazione di un obbligo preesistente, stabilito da norme di legge o dalla contrattazione collettiva;

– se l’assunzione viola il diritto di precedenza, stabilito dalla legge o dal contratto collettivo, alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine;

– se il datore di lavoro o l’utilizzatore con contratto di somministrazione abbiano in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvi i casi in cui l’assunzione, la trasformazione o la somministrazione siano finalizzate all’acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori sospesi oppure siano effettuate presso una diversa unità produttiva;

– per quei lavoratori sospesi in CIGS, nei 6 mesi precedenti, da parte di impresa che al momento della sospensione presentava assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o controllo;

-lavoro domestico, intermittente, ripartito e accessorio.

Come può contribuire un candidato in cerca di lavoro?

Essendo a conoscenza dei criteri che gli consentono di rientrare nella Legge Fornero al candidato over 50 è caldamente consigliato di evidenziare tali caratteristiche nel suo curriculum vitae o nella lettera di presentazione in modo da rendere visibile all’azienda il vantaggio economico della sua potenziale assunzione esplicitando che rientra nella categoria in questione.