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La motivazione negli studenti DSA

Tutelare le particolarità dell’apprendimento individuale dei ragazzi DSA è uno dei compiti più complessi e stimolanti che famiglia, insegnanti ed (eventuali) tutor devono affrontare. Il rischio in cui si incorre nel caso di mancato perseguimento di questo obiettivo può essere molto alto, così come d’altronde per ogni altro studente alla presa con verifiche, interrogazioni ed esami. Se il ragazzo si sente poco stimolato a mettersi in gioco nello studio, può essere mortificata la possibilità di ottenere risultati formativi di spessore sia nel presente che nel futuro.

 

Come fare per proteggere e valorizzare il potenziale?

 

Evitare etichette

Il primo ostacolo da evitare è quello dell’etichettamento. Dare un nome diagnostico è utile per gli addetti ai lavori e per facilitare la progettazione del supporto. Purtoppo il rovescio della medaglia è che si rischia di creare dei paletti che influenzano eccessivamente le persone che utilizzano tali categorie. Promuovere delle differenzevistose in classe tra gli studenti, soprattutto per i più giovani, può avere delle ricadute negative. Per questo gli strumenti compensativi e dispensativi vanno calibrati nel loro utilizzo, tenendo conto dell’intero contesto e non solo della diagnosi.

studio compiti esami

Illustrazione realizzata da Carla Ferraresi per uso esclusivo di FPC

Informare

L’informazone su cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento è fondamentale. Gli insegnanti e i genitori devono sapere come affrontare la questione, anche per evitare allarmismi o, al contrario, trascuratezza. La consapevolezza da parte degli attori in gioco è importantissima. Questo è ancor più vero per il ragazzo/a che, individuando le sue strategie migliori di apprendere, potrà valorizzarle e implementarle arrivando a risultati ottimali.

Modificare le modalità di valutazione

La conseguenza di questa riflessione va a colpire anche le modalità di valutazione con cui va trasmesso un giudizio. Sembrano piccolezze, ma anche fare dei “segnacci” in rosso sul quaderno, per un bambino delle elementari che incontra delle difficoltà nell’imparare a scrivere, può essere motivo di sconforto (e non solo per i DSA). La strategie migliore in questo caso è proprio quella di riuscire a individuare l’errore ma con la finalità di poterlo riconoscere ed evitare in futuro e non di dare un giudizio fine a se stesso. Un’altra cosa molto importante che va tenuta in considerazione è che il giudizio prodotto è sempre relativo a quanto è stato fatto in quel momento a livello scolastico e non è generalizzabile all’intera persona. Riprendendo il tema dell’etichettamento di cui abbiamo parlato all’inzio, il rischio è proprio quello di far travolgere con un aspetto puramente scolastico l’intera vita del bambino/ragazzo.

Cos’è e quando presentare il PDP

L’inizio del nuovo anno scolastico è un momento per le famiglie con ragazzi DSA particolarmente ricco di attività da svolgere, ma che poi consentono di affrontare i successivi impegni scolastici con la dovuta tranquillità. Oltre al rinnovo della diagnosi, necessaria nel caso di cambio di ordinamento scolastico (quindi nel passagio da elementari a medie e da quest’ultime alle superiori), i primi due mesi sono anche l’unico periodo possibile in cui presentare il nuovo Piano Didattico Personalizzato (o più conosciuto come PDP).

Che cos’è il PDP?

Per dirla con le parole di AID (Associazione Italiana Dislessia) “il PDP è un piano didattico pensato e applicabile per gli alunni con DSA, nei quali la difficoltà non è nella capacità di apprendimento, ma nelle abilità di utilizzare i normali strumenti per accedere all’apprendimento, abilità che possono e devono essere supportate, secondo la normativa vigente, per il raggiungimento del successo formativo”.

 

Il Piano Didattico Personalizzato va quindi a collocarsi nel solco tracciato dalle leggi degli ultimi anni, attente ad agevolare l’introduzione di diverse modalità di apprendimento funzionali ai differenti modi di imparare.

piano didattico personalizzato

Illustrazione realizzata da Richiedei Nerio per uso esclusivo di FPC

Nel DPR 1999 N°275, Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, all’art.4 Autonomia didattica, si legge:

“1. Le istituzioni didattiche riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

 

2. Le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento.

A tal fine possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune…e tra l’altro: (.) anche l’attivazione di percorsi didattici individualizzati”

Anche la legge 53/2003 (riforma Moratti) fa riferimento alla personalizzazione come strumento didattico e altre indicazioni le troviamo per il Curriculo, 2007 “la scuola è chiamata a realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti nella prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno”.

Queste sono le indicazioni che la legge fornisce in merito al PDP e che quindi servono da faro che guida nelle attività da svolgere in merito. Negli altri articoli dedicati ai DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) puoi trovare quali sono gli attori coinvolti nel PDP e preziosi consigli e indicazioni sulle modalità per presentarlo in modo efficace.

Cosa significano i codici diagnositici dei DSA

Quando sei in attesa di una valutazione per tuo figlio, ti aspetti che la diagnosi ti darà le risposte che cercavi, le certezze su cui basarti e che ti faciliterà nella vostra relazione quotidiana con la scuola. Ma una volta ricevuto il foglio di carta, spesso queste certezze svaniscono e le scritte che compaiono sembrano non dirti niente su cosa puoi fare per intervenire, su quali sono i risultati che ci si possono attendere e come intraprendere un percorso che serva a potenziare le competenze scolastiche oltre che ad assodare quelle già acquisite. Tra le prime cause di confusione vi sono il linguaggio e i dati che compaiono nella relazione diagnostica, stilata dallo psicologo (o dal neuropsichiatra infantile) e dal logopedista. In particolare puoi trovare dei codici con delle etichette diagnostiche, ma senza la descrizione del loro significato. Andiamo a chiarire questi primi punti, analizzando gli strumenti a cui maggiormente fanno riferimento gli specialisti del settore.

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Da dove vengono questi codici?

 sigificato codici icd 10

I codici che trovi (ad esempio F.81.8, F.81.9,…) sono tratti dal ICD 10 OMS: “Classificazione Internazionale delle Malattie” del Orgranizzazione Mondiale della Salute. L’ICD è uno dei manuali creati dall’OMS per l’osservazione e l’analisi delle patologie organiche, psichiche e comportamentali delle popolazioni e contiene le definizioni generalmente più diffuse in materia. In Italia si fa riferimento alla versione del 1992 (ICD 10).

Cosa significano i codici?

Visto l’interesse di questo articolo per i disturbi legati all’ambito scolastico, andiamo qui ad approfondire solo le definizioni che riguardano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e i relativi codici.

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F 80 Disturbo evolutivo specifico dell’eloquio e del linguaggio

“Disturbi in cui l’acquisizione delle normali abilità linguistiche è compromessa sin dai primi stadi dello sviluppo. Essi non sono direttamente attribuibili ad alterazioni neurologiche o ad anomalie dei meccanismi dell’eloquio, a compromissioni sensoriali, a ritardo mentale o a fattori ambientali. I disturbi evolutivi specifici dell’eloquio e del linguaggio sono spesso seguiti da problemi associati, come difficoltà nella lettura e nella compitazione, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali.”

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F 81 Disturbo evolutivo delle abilità scolastiche (Comprende dislessia)

“Disturbi in cui le modalità normali di acquisizione delle capacità in questione sono compromesse sin dalle fasi iniziali dello sviluppo. Il danno non è semplicemente una conseguenza di una mancanza delle opportunità di apprendere, non è soltanto il risultato di un ritardo mentale e non è dovuta ad alcuna forma di trauma o malattia cerebrale acquisita.”

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F 82 Disturbo evolutivo specifico delle abilità motorie

“Disturbo nel quale la principale caratteristica è una grave compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria, che non è spiegabile interamente nei termini di un ritardo intellettivo generale o di uno specifico disturbo neurologico congenito o acquisito. Tuttavia, in molto casi, un accurato esame clinico mostra marcate immaturità nello sviluppo neurologico, come movimenti coreiformi degli arti senza appoggio, o movimenti speculari ed altri aspetti motori associati, o ancora segni di scadente coordinazione dei movimenti fini e grossolani.”

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F 83 Disturbi evolutivi specifici misti

“Categoria residua per i disturbi in cui è presente una mescolanza di disturbi evolutivi specifici dell’eloquio e del linguaggio, delle capacità scolastiche e della funzione motoria, ma in cui nessun disturbo prevale in maniera tale da costituire la diagnosi principale. Tale categoria mista deve essere usata solo quando c’è una spiccata sovrapposizione tra questi specifici disturbi evolutivi, i quali sono frequentemente, ma non in ogni caso, associati ad un certo grado di deterioramento cognitivo generale. La categoria deve essere usata quando sono presenti disfunzioni che soddisfano i criteri per due o più dei disturbi delle categorie F80.-, F81.-e F82.”

 

 

Questi sono i riferimenti al manuale in cui si trovano tali codici, ma se qualcosa non fosse chiaro nella diagnosi che ti è stata consegnanta, ti suggeriamo come prima mossa di chiedere sempre al professionista che te l’ha redatta. Questo, tornando a quanto si diceva a inizio articolo, proprio perchè il lavoro comincia dalla diagnosi e quindi è molto importante avere ben chiaro cosa significa e cosa può implicare. A partire da questa si possono avere le basi per progettare un percorso di sviluppo e autonomia specifici e individualizzati per tuo figlio. Se invece non è chiaro da dove si parte, il rischio è di incorrere in indicazioni approssimative e generiche su come intervenire operativamente, mettendo in campo interventi poco efficaci che quindi non fanno la differenza sulle abilità dello studente.