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Anno sabbatico: opportunità o perdita di tempo?

Si sente spesso parlare di anno sabbatico e le mete preferite dagli italiani sono l’Inghilterra (che continua ad avere molto fascino per gli abitanti della penisola) e l’Australia. L’idea di andare all’estero si intrufola verso la fine dello studio, che sia il diploma di maturità o una laurea. Si sente un ‘bisogno di staccare’ e volarsene lontano è una soluzione decisamente attraente. Ma, prima di affrontare una decisione così importante, i dubbi possono mettere a dura prova: vale la pena andarsene per poi tornare?

Andiamo subito a vedere almeno 3 punti di forza di un periodo all’estero:

–          Imparare a vivere ed adattarsi a nuovi contesti: competenze molto cercate nel mercato del lavoro di oggi;

–          Migliorare/acquisire la conoscenza di una lingua straniera (anche questo spesso un requisito nella ricerca lavoro);

–          Conoscere nuove realtà che possono essere d’ispirazione una volta tornati in patria per aprire una prioria attività.

Sono sufficienti questi aspetti per essere sicuro di sfruttare al meglio il periodo all’estero? Come potrai immaginare no, non del tutto. Quali sono gli elementi che rendono il tuo anno sabbatico un investimento fruttuoso?

–          La frequenza di un corso di lingua: nonostante vivere a contatto con persone straniere ti porta a comunicare costantemente in altre lingue, spesso quello che si impara è un linguaggio colloquiale e informale: molto efficace per comunicare con chiunque si incontri per strada, ma non necessariamente altrettanto corretto per un contesto lavorativo. Frequentare un corso in loco è invece un vantaggio in quanto può essere inserito nel cv come esperienza formativa all’estero e fornisce un attestato che certifica le competenze acquisite.

–          L’aver lavorato in un settore in cui ti sei specializzato: stare all’estero per un periodo limitato di tempo spesso è un incentivo per focalizzarsi su lavori stagionali/periodici che sono più facili da trovare e non interessano in una prospettiva a lungo termine. Ma eseguire sempre e solo lavori in cui non sei specializzato (ad esempio ti sei diplomato in ragioneria e cerchi solo lavori da cameriere) può essere una pecca a lungo andare. Una scelta strategica che puoi fare è quella di cercare lavoro solo inizialmente in ruoli non qualificati, ad esempio nel primo periodo di soggiorno, lo stesso in cui frequenti anche un corso di lingua. Dopo un paio di mesi, quando sarai ambientato e avrai anche un livello linguistico da poter spendere professionalmente, vai a cercare un lavoro attinente al tuo percorso di studi. Oppure, se hai trovato qualcosa che ti piace maggiormente, inizia a intraprendere all’estero un percorso che poi ti piacerebbe proseguire anche in Italia. Possono essere anche lavori di responsabilità limitata ma che ti consentono di iniziare a muovere i primi passi nel settore lavorativo.

È tutto?

Prima di partire ti consigliamo di informarti sui contratti/assicurazioni lavorative/normative, ovvero tutto quello che può esserti assolutamente utile a livello di pratiche da sbrigare per trovare un lavoro ed essere sicuro che la documentazione sia valida anche per l’Italia. Qui puoi trovare le indicazioni su come procedere http://www.inail.it/internet/default/INAILincasodi/Lavoroallestero/index.html .

Quali università danno immediata occupazione?

Puntuali come ogni anno arrivano i dati AlmaLaurea, giunta ormai alla XVII indagine sul mondo del lavoro e quello universitario. Quest’anno ha coinvolto quasi 490.000 laureati di 65 atenei. Anche in questo rapporto è evidente come la percentuale di persone che non trova lavoro a breve è alta e questo, come si legge nel report, rappresenta “una gravosa eredità, che condizionerà le opportunità occupazionali, retributive, di carriera, di questi laureati anche nella fase di ripresa dell’economia e in un orizzonte di medio-lungo termine”. Tuttavia appaino alcuni primi segni di ripresa incoraggianti che lasciano spazio all’iniziativa e intraprendenza dei giovani. Tra i molti i dati interessanti che emergono è la percentuale di persone che, dopo essersi laureata, riesce a trovare lavoro entro un anno. Queste informazioni possono essere uno spunto per  chi deve scegliere a quale università iscriversi, fermo restando che questi dati rispondono alla situazione storica attuale e non è quindi da escludere che si stravolga nei prossimi anni (così come in passato già successo per alcuni settori lavorativi).

Come possiamo vedere dal grafico sottostante, la percentuale più alta di persone che trova occupazione fa parte dell’area sanitaria. Di questi laureati, il 97% trova lavoro entro un anno dalla laurea.

(Fonte AlmaLaurea, XVII Indagine (2015) – Condizione occupazionale dei Laureati)

Seguono le discipline dedicate all’insegnamento e l’educazione fisica. Fuori dal podio troviamo ingegneria, che però (come si può leggere nella sezione successiva del report) presenta la maggior retribuzione media (quasi 1.700 euro). Fanalino di coda sono i campi Giuridico, Geo-biologico e Psicologico.

Questi dati sono sicuramente un buono spunto su cui riflettere, ma non possono essere considerati l’unico criterio di valutazione nel momento in cui si decide quale università frequentare. Come vedremo nei prossimi articoli la scelta deve essere più articolata e tenere conto di molte altre variabili che sono ben più lungimiranti di dati riguardanti il ‘qui e ora’.

I lavori sicuri del futuro

In questi giorni stanno proliferando articoli che spiegano nel dettaglio i futuri trend occupazionali che interesseranno i prossimi 15 anni. Si parla di 46 nuovi lavori per il 2030, accompagnati, da un immancabile allarmismo e presagi sui posti di lavoro che stanno via via scomparendo per lasciare posto ai nuovi.

Dunque vediamo cosa c’è di vero e come valutare quali notizie ti sono utili per il tuo futuro professionale e quali no.

Distingui le conoscenze dalle competenze

In tutti questi ‘lavori del futuro’ c’è un fattore comune: una base di competenze che risponde ai nuovi requisiti del mercato del lavoro. Vediamo insieme quali sono quelle fondamentali:

Flessibilità: sapersi adattare alle nuove situazioni aziendali e alle richieste del mercato. Ovvero, da una parte rispondere in modo positivo ai cambiamenti richiesti dall’azienda rispetto alle tue mansioni (senza pensare che siano un attacco personale o che vogliano screditarti), dall’altro pensarsi come costantemente alla ricerca di nuove prospettive: valutare possibili concorrenti o nuove competenze che potresti attualmente non avere ma ti stai accorgendo essere sempre più importanti nel tuo settore.

Lavorare in gruppo: saper comunicare, lavorare per obiettivi e interagire costantemente con tutti i membri dell’azienda è una competenza che serve sia per chi lavora sia per chi cerca lavoro (si vedano le potenzialità del costruirsi una rete). E’ un’abilità non scontata essendo figli di un’epoca in cui l’individualismo premia e regna il proverbio ‘chi fa da se fa per tre’. D’altra parte, studi scientifici alla mano, l’efficienza e l’efficacia di un’azienda che lavora come squadra sono nettamente maggiori rispetto a quelle delle aziende verticistiche e sono quelle che hanno affrontato meglio l’attuale periodo di crisi.che ruoli saranno richiesti

Per quanto riguarda le conoscenze invece, sono due quelle su cui puntare nella tua preparazione.

Lingue straniere: inutile dire come l’inglese diventi una richiesta insindacabile nel mercato del lavoro. Basti pensare ai siti internet o software che già adesso non hanno traduzioni italiane, senza contare che i contatti con mercati esteri sono oggi all’ordine del giorno e anche un magazziniere deve poter comunicare con un fornitore o cliente di un’altra nazionalità.

Conoscenze digitali: la dimestichezza con il pc, gli smarphone e altri dispositivi multimediali sarà richiesta nella misura in cui le nuovo tecnologie sostituiranno parte dei processi attualmente svolti per mezzo di persone o macchine. Ne risulta che, anche per i lavori più manuali, servirà avere le conoscenze digitali di base.

Infine… basta allarmismi!

Ogni periodo storico ha avuto i suoi trend di settore e l’avvicendarsi di lavori specifici. Un facile esempio è il miglioramento dei processi produttivi che ha ridotto drasticamente il bisogno di manodopera quando sono comparse le prime fabbriche, ma se ne potrebbero fare molti altri. In ogni epoca però, l’avanzamento del progresso ha portato con sé nuovi posti di lavoro nati da nuove esigenze. Ad esempio al giorno d’oggi sono molto sviluppati e richiesti i servizi  alla persona che fino a qualche decina di anni fa non erano contemplati per la ridotta aspettativa di vita e per la minore attenzione al benessere in generale (si pensi al proliferare di diete, esercizi fisici, corsi per il vivere bene che si possono trovare ovunque in questo momento storico).

Arrivati a questo punto c’è una buona notizia e una cattiva. La cattiva notizia è che le competenze e conoscenze che abbiamo visto in questo articolo sono cruciali già nel marcato del lavoro di oggi, quindi se non le possiedi devi fare in modo di aggiornarti per rimanere competitivo sul mercato del lavoro. La buona notizia è che se ti prepari già adesso sarai pronto ai ‘nuovi lavori del futuro’ con queste basi, dopodiché si tratterà di acquisire le conoscenze specifiche del mestiere che sceglierai. Ad esempio, se vorrai fare la guida turistica spaziale (una delle possibilità che si legge online) dovrai studiarti per bene i pianeti e le forme di vita che incontrerai….